Degli 82 Comuni del Palermitano, capoluogo incluso, sono appena 8 quelli in cui sono stati eliminati al 100 per cento i rischi di natura idrogeologica di priorità uno, ovvero quelli ad elevato
grado di pericolosità. In 20 località che presentano situazioni di criticità elevata non c'è stato nessun intervento. In altre 14, invece, gli interventi fatti sono serviti solo per ridurre la
percentuale di rischio, ma ciò non vuol dire che non ve ne siano più. I rimanenti non presentano rischi prioritari.
È quanto risulta dai dati forniti dal servizio Assetto del territorio e difesa del suolo dell'assessorato regionale al Territorio e all'Ambiente.
I Comuni da «bollino rosso», ognuno con rischi potenziali diversi, sono i seguenti: Capaci, Villafrati, Termini Imerese, Palermo (capoluogo), Geraci Siculo, Gangi, Cefalù, Collesano, Belmonte
Mezzagno, Camporeale, Cerda, Contessa Entellina, Altofonte, Partinico, Pollina, Alimena, Giuliana, Sciara e Trappeto.
"Incrociando" questi dati con i finanziamenti stanziati dalla Regione siciliana, attraverso la misura Por 1.07, dopo la decretazione del Piano di assestamento idrogeologico (2007), viene confermato
il fatto che nessun intervento è stato fatto nei Comuni da "bollino rosso".
I finanziamenti stanziati dalla Regione per i Comuni del Palermitano, dal 2007 ad oggi, ammontano a quasi 31 milioni di euro. Somme che riguardano i paesi di Baucina, Bisacquino, Caccamo,
Caltavuturo, Campofelice di Roccella, Castellana Sicula, Castronovo di Sicilia, Ciminna, Corleone, Marineo, Mezzojuso, Misilmeri, Palazzo Adriano, Petralia Sottana, Petralia Soprana, Piana degli
Albanesi, Polizzi Generosa, Prizzi, San Cipirrello, San Giuseppe Jato, Scillato, Sclafani Bagni, Terrasini, Valledolmo. In questi paesi, dunque, è stata ridotta la percentuale di rischio. Per quanto
riguarda i problemi di assetto idrogeologico noti, in provincia vanno menzionate le situazioni di Monreale, dove si registrano periodicamente frane in tutta la zona della circonvallazione e in
contrada Capitello: qui nel 2005 oltre 50 famiglie sono state sfollate. Mentre a Carini una frana interessa la periferia occidentale in contrada Fiume di Falco, a Cinisi invece cede monte Pecoraro.
«In altri Comuni - dice l'ingegnere Calogero Foti, responsabile del dipartimento regionale della Protezione civile - si dovrebbero realizzare i canali di gronda per convogliare le acque che scendono
dai monti ed evitare che interessino i centri abitati».
D.D.
Scrivi commento
Commenti: 0