L’AQUILA. Come sarà la New Town aquilana? Come sarà la città che, hanno promesso, sarà solo provvisoria e ospiterà tutti i cittadini che hanno perso la casa?
Di progetti se ne sono visti tanti: i rendering sono tranquillizzanti: case con giardino, strutture antisismiche, spazi dignitosi. Anche i proclami che si sentono da parte del governo sono
rasserenanti: forse c’è speranza, forse si riuscirà a costruire tutto e si tornerà presto nella cara e vecchia L’Aquila. Oggi pare che ci siano soldi per tutti, speranza per tutti, un nuovo futuro.
Sarà vero?
Forse la pensavano così anche i cittadini del Belice, zone devastate dal terremoto del 1968 e ricostruite ex novo poco distanti.
Il sisma del 14 e 15 dicembre di magnitudo 6.4 uccise 370 persone e lasciò senza casa 70 mila siciliani.
Gli anni che seguirono il terremoto furono costellati da appalti, buone intenzioni, proclami, stanziamenti. E fin qui le similitudini ci sono.
Poi dopo decenni di interminabili lavori, di cantieri aperti senza sosta, gli antichi paesi della valle sono stati in gran parte ricostruiti in luoghi distanti da quelli originari interessati dal
terremoto: abitazioni, infrastrutture urbanistiche e stradali hanno sì riportato condizioni di vivibilità ma hanno anche profondamente modificato il volto di quella parte della Sicilia.
I fotografi Alfonso Arana, Francesco Favara, Pietro Iacono, Antonio Montalto e Carlo Riggi sono tornati lì per vedere com’è adesso la situazione.
«Questo reportage», racconta Riggi, «vuol essere una testimonianza, a supporto di tanti autorevoli pareri, affinché non si rinnovi lo stesso errore in Abruzzo. Perché il terremoto non abbia a colpire
anche lì, come in Sicilia, due volte e per sempre».
Ma come sono oggi Salaparuta, Poggioreale, Gibellina, le città della Valle del Belice devastate dalla furia del sisma?
I cinque fotoreporter le raccontano così: «Città piene zeppe di sculture, architetture futuribili, strade oversize, slarghi sconfinati e piazze agorafobiche. Quasi del tutto inanimate».
«C’è una sensazione che ti accompagna ogni volta che metti piede in questi posti», raccontano ancora. «Non sai definirla subito, ti ronza nella testa, resta lì in attesa che tu riesca ad acciuffarla
mentre percorri le direttrici avveniristiche, rapito dalla bizzarria dei colori e delle forme, dalla toponomastica inverosimile, e non ricordi più se ti trovi a Trapani, in una landa del Midwest
americano o in una visione di Wim Wenders».
Il Belice non è più quello di una volta. In Abruzzo c’è ancora tempo per sperare.
fonte: PrimaDaNoi.it
Per consultare gli album fotografici dei paesi del Belice ricostruiti vai sul sito PrimaDaNoi.it
Commenti: 10(Discussione conclusa)
Orange (mercoledì, 10 giugno 2009 15:49)
E' tutto verissimo, ma fortunatamente a Camporeale, visto che non è stato uno di quei paesi maggiormente colpiti, siamo riusciti a recuperare la maggior parte delle opere architettoniche.
Ma siete stati mai di passaggio a Salaparuta, Gibellina e Poggioreale? Che tristezza...strutture nuovissime, eleganti e moderne. Ma a cosa servono? Sicuramente i turisti che vengono nella nostra zona non hanno voglia di vedere opere di questo genere ma piuttosto pretendono di visitare vecchi monumenti e opere che ci contraddistinguono in tutto il mondo e da sempre.
CHE L'ABRUZZO TERREMOTATO NON DIVENTI IL NUOVO BELICE!
mario (venerdì, 07 agosto 2009 23:25)
per evitare un altro belice in futuro si deve introdurre la pena di morte o che il territorio diventi protettorato come il kosovo-.
marioi (venerdì, 07 agosto 2009 23:34)
due anni prima nel 1966 ci furono le alluvioni di firenze e venezia con la solita gara di aiuti verso zone ritenute civil. quando invece ci fu il terrremoto del belice- poverissimo bangla desh italiano-si preferi attuare la politica del tappeto e coprire la vergogna.....con la complicita della ue e del vaticano- caso don riboldi.
laura (venerdì, 07 agosto 2009 23:41)
la tragedia del belice è stata una pulizia etnica e mettere in contrapposizione terre diverse e fare a gara a chi è piu civile è una vergogna.belice come il kosovo....magari....
giuseppe (venerdì, 07 agosto 2009 23:48)
belice.....kosovo.... subito....dopo il tradimento garibalidini ,il re e la repubblica italiana, stacchiamoci e mandiamo tuttti a vaff...
lucia (venerdì, 07 agosto 2009 23:54)
basta con queste farse a ogni terremoto. il separatismo non serve anche se condanno ogni forma di razzismo...
mario (lunedì, 02 novembre 2009 19:59)
si proceda con il plebiscito e in galera chi ha sfruttato politicamente questa terra, a cominciare dai sindaci che abbiamo avuto.
mario (lunedì, 02 novembre 2009 20:08)
poniamo fine ai movimenti europeisti nel belice, cosa ha fatto il parl. europeo è niente assoluto.. basta. usciamo dalla cee, è ora di finirla, dopo 41 anni che cosa ci rappresenta. niente...istituiamo il 23 novembre del 1980 festa nazionale di liberazione del belice, libertà dal meridione pezzente che ha contribuito ALLA TRAGEDIA. con quale faccia osano dire - non vogliamo fare la fine del belice- quando ad ogni sisma c'è la stessa tiritera...
mario (lunedì, 02 novembre 2009 21:02)
vorrei sapere se li leggete questi messaggi. fate almeno due righe di commento..
mario (domenica, 22 novembre 2009 21:16)
auguri a tutto il belice x la festa ,, ricordo del sisma napoletano, giorno di liberazione, del 23 novembre.auguri...