Da agosto scatta la riforma europea dell’Ocm (Organizzazione comunitaria di mercato) “settore vitivinicolo”.La UE, per l’Italia, ha stanziato per il quinquennio 2009-2014, un miliardo e ottocento
milioni di euro, per una serie di misure che includono la riconversione dei vigneti (557milioni), la promozione del vino italiano (377 milioni), una serie di investimenti nel settore (238 milioni).
Vi sono, pure, misure che sussidiano il settore sia dal punto di vista della distillazione (360 milioni), che da quello dell’arricchimento con mosto concentrato (250milioni). Quest’ultima parte e’ la
“vittoria” italiana che fa da contro altare alla concessione dell’uso di saccarosio per arricchire i mosti dei vini del Nord Europa.La prima notizia eclatante è quella della definitiva cessazione dei
contributi a fondo perduto ai produttori per la distillazione da uve. La notizia ha il suo peso economico per i siciliani, perché la Sicilia è sempre stata nel settore al primo posto in Europa. Sia
per professionisti di livello che per l’ampia diffusione numerica dei produttori vitivinicoli che hanno sempre aderito “all’ammasso del distillato”, con particolare riferimento alle tante cantine
sociali operanti da decenni.
Con la sensibilità professionale che lo contraddistingue, Dario Cartabellotta, neo DG “dell’Istituto regionale Vite E Vino” , ha provato a convocare, alla “Sala gialla” dell’ARS, una sorta di Stati
generali del vino siciliano. Per alzare il tasso di informazione su queste “novità” e sentire gli umori dei produttori e delle loro associazioni rappresentative. Un modo, anche, per prepararsi
meglio, sul fronte delle responsabilità in capo alla pubblica amministrazione competente in materia, che dovrà affrontare il rush finale della Riforma. Quando la Regione dovrà emanare l’eventuale
proposta di nuovo disciplinare sulla “DOC Sicilia”che i produttori presenteranno (con l’obbligatorio consenso del 66% di terreni a vigna), che dovrebbe entrare in funzione dopo il 2010, con nuove
prescrizioni.
La seconda grande novità, conseguente, è la norma che “accompagna” l’estirpazione volontaria” dei vigneti, che in Italia coinvolgerà 200mila ettari, di cui un terzo probabilmente in Sicilia. Norma da
attuare in cinque anni, con un sistema flessibile, e con limitazioni a discrezione dello Stato Membro per particolari aree.
La terza grande novità riguarda la ristrutturazione e riconversione dei vigneti. Si va dalla “vendemmia verde” ai fondi mutualistici contro le fluttuazioni di mercato ed alle assicurazioni sui
raccolti contro disastri naturali. Ma soprattutto, andiamo incontro ad una revisione regolamentare sia delle classificazioni DOC (denominazione di origine controllata) che della IGT( indicazione
geografica territoriale), le quali saranno accomunate dalla stessa base normativa, mentre la registrazione sia delle DO che delle IG passerà per competenza a livello comunitario. A partire dal 1°
gennaio 2016, poi, sarà abolito il sistema restrittivo dei diritti di impianto in tutta l'UE.
La quarta, ultima, clamorosa novità, è un massiccio stanziamento per azioni, iniziative ed eventi, finalizzati a promuovere i vini italiani sui mercati esteri – ma udite! udite! – solo quelli
extra-UE. Roba non da poco, se si considera che si tratta di ben 15 milioni di euro, a regime, per la Sicilia, dal 2012.
Spiega Antonino Inzerillo, Presidente della Cantina dell’Alto Belice e uomo forte della Lega delle Cooperative nel settore in Sicilia: “ Questa riforma che allarga a tutti la DOC è certamente un
valore aggiunto, un occasione in più per i vitivinicoltori siciliani. Ma diciamocela tutta, che ne facciamo del milione di ettolitri che giacciono ancora stipati nelle cantine in Sicilia, in
previsione dell’ammasso da distillare? Certo c’è una previsione europea di scappatoia , il regime di transizione per due anni, ma si parla di un prezzo di indennizzo di 1.70 euro al litro. Molto
poco. Che rischia di far saltare subito le imprese agricole, che in via esclusiva, o complementare, accedevano solitamente alla distillazione. Ecco perché nella sua emananda norma di regolamentazione
la Regione siciliana potrebbe, opportunamente, prevedere la concessione di un sovraprezzo aggiuntivo di erogazione di 70 centesimi, per un esborso complessivo di contributi nell’ordine di appena 10
milioni di euro. Anche nel caso del sostegno al reddito per chi espianta le viti attorno ai 900 euro per ettaro, per evitare una repentina desertificazione delle campagne siciliane, il provvedimento
potrebbe essere esteso almeno per altri tre anni”.
Conclude Nino Russo Presidente delle Cantine Riunite di Sciacca (800 soci ed 85mila quintali di produzione) : “Al di là dei problemi concreti che porrà il rodaggio sul terreno concreto
dell’applicazione di questa nuova OCM, bisognerà tenere conto del dramma di quelle cantine sociali che hanno curato sino ad ieri solo l’ammasso per la distillazione. Sono destinate a chiudere, con
tutte le ovvie implicazioni sociali ed economiche del caso. Cosa vuol fare la Regione ? E ancora, la unificazione in una sola DOC – uguale per tutti - di tutto il vino siciliano, non ci espone alla
banale casistica della vendite sottocosto all’estero, sputtanando i prezzi degli altri concorrenti corregionali,alla faccia del,solo, prevedibile aumento dei costi di produzione
dell’imbottigliamento? Anche in questo caso cosa farà la Regione?”
“Faremo tutto ciò che è necessario ed opportuno – risponde con aria pensosa Cartabellotta - ma in questo nuovo e concretissimo sistema di mercato europeo ed extraeuropeo, la prima ed ultima parola
spetta ai produttori siciliani, ed alla loro capacità di saper fare, insieme, sistema”.
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