Da oggi sarà obbligatorio indicare l'origine delle olive con cui viene prodotto l'olio vergine ed extravergine. Dopo anni di battaglie dei produttori italiani, l'Ue impone, con il Regolamento n.
182 del 6 marzo 2009, trasparenza e chiarezza a tutela del consumatore. «Finalmente – commenta Alfredo Mulé, presidente regionale della Coldiretti – in tutta l'Unione Europea non si potrà spacciare e
commerciare per italiano l'olio prodotto in altre Paesi. La Sicilia ha un patrimonio olivicolo, anche biologico, eccezionale che potrà essere valorizzato, ma – aggiunge Mulé – il comparto ha bisogno
di una politica di rilancio che ne valorizzi le peculiarità. Con sei extra vergine d'oliva a Denominazione di origine protetta e altre due Dop in attesa di completare l'iter, la nostra Regione si
colloca al primo posto in Italia per gli oli di qualità, ma spesso non corrisponde una remunerazione adeguata anche a causa di un'importazione del prodotto sempre crescente».
«L'anno scorso – aggiunge a questo proposito Giuseppe Campione, direttore regionale della Coldiretti – in Italia sono stati importati 485 milioni di chili di olio di oliva che, in assenza di
etichettatura, si confondono con la produzione nazionale. Il vero extravergine italiano sarà riconoscibile dall'indicazione in etichetta “ottenuto da olive italiane”, “ottenuto da olive coltivate in
Italia” o “100 % da olive italiane” mentre per i miscugli sarà specificato se si tratta di miscele di oli comunitari o extracomunitari».
La superficie coltivata ad olivo in Sicilia è di oltre 160 mila ettari, mentre la produzione di olio ammonta a circa 500 mila quintali. L'olio siciliano ha sei Denominazione di origine protetta: Dop
Monte Etna, Dop Monti Iblei, Dop Valdemone, Dop Val di Mazara, Dop Valle del Belice e Dop Valli Trapanesi.
«L'obbligo di indicare in etichetta l'origine delle olive impiegate nell'extravergine in tutti i Paesi europei è – sottolinea la Coldiretti nazionale – una risposta coerente alla necessità di
combattere le truffe e di garantire la trasparenza alle scelte di acquisto dei consumatori».
Giorgio Petta