Come per un riflesso condizionato, tutte le volte che pubbliche commemorazioni ricordano il 14 gennaio 1968 - data evocativa di eventi luttuosi e sconvolgenti per le popolazioni della valle del
Belice, diventate, nell’immaginario collettivo, un solo popolo, da quella fatidica data, dalla quale, inesorabilmente, niente fu più come prima - la mia mente non può fare a meno di andare col
pensiero allo stupendo romanzo di Steinbeck, e all’altrettanto magnifico film di Elia Kazan (cosa rara nella storia del cinema che un film riesca a suscitare emozioni profonde quanto la lettura
del libro), dal titolo “La valle dell’eden”.
In epoche in cui la sacralità rivendicata a certi grandi fiumi (al Fiume), fa solo sorridere, pensare al nostro piccolo Belice è come rivedere “i figli di un dio minore” cadere, agitarsi e mai
risorgere da quella immane catastrofe.
Non era la valle dell’eden, nemmeno prima. Per i più, erano luoghi di tribolazione e di miseria, in cui il benessere e il consumismo, dell’Italia, ricca e felice del boom economico, esploso
alcuni anni prima, stentavano a fare capolino. Tuttavia, in quella gente, c’era un forte senso di identità, spazzato via in una notte. Via! Case, muri, strade, il corso, in cui, come nei
“Basilischi” (scusate la citazione di un altro film, ma, a volte certe scene sono più emblematiche di pagine e pagine di scrittura), si andava “sempre avanti e indietro… passeggiare… E, intanto i
razzi vanno sulla luna…e noi qui nel corso sempre avanti e indietro”, cantava una canzone della colonna sonora, scritta da Paoli.
Nella stessa notte, in alcuni punti, le acque del Belice si ritrassero, non si sa come, e, nel giro di pochi giorni, scomparve del tutto il laghetto di acqua sulfurea di San Lorenzo, le cui acque
calde erano lambite e temperate dal fiume. Scomparve, così, misteriosamente un luogo mitico della memoria, dove generazioni e generazioni di ragazzi impararono a nuotare. Cosicché, quando videro
per la prima volta il mare, che era appena oltre le colline, ebbero sì un senso di sconvolgimento interiore, per tanta magnificenza, ma mai paura di annegare.
Dopo i primi giorni di totale smarrimento, non si riusciva ancora a razionalizzare i soccorsi alla gente che, per paura, si era rifugiata nelle campagne. La distribuzione di viveri, coperte,
vestiti, generi di prima necessità era lasciata all’opera, certamente meritoria, dei volontari, che non potevano né erano in grado di raggiungere tutti gli sfollati. Quando poi incominciò ad
intervenire lo Stato, con i suoi apparati e strutture operative, si ebbe veramente la sensazione che si era messa in moto una macchina colossale: realizzazioni di tendopoli, baracche di legno,
assegni di assistenza ai capi famiglia bisognosi, tutto e di più. Faceva senso vedere proprietari terrieri in fila presso gli uffici della Prefettura per riscuotere l’appannaggio previsto per gli
indigenti.
Famiglie intere si trasferirono in paesi rivieraschi, lontani dall’epicentro del sisma. E lì trovarono accoglienza e amicizia. Furono organizzate feste e occasioni di divertimento per gli
sfollati, così duramente provati dalla Sorte. In un paesino del litorale, nel quale il maresciallo, da alcuni anni aveva vietato il carnevale, cancellandolo - motu proprio - dal calendario,
perché, con la scusa del mascheramento, alcuni tipi avevano pensato bene di fare pulizia, eliminandosi reciprocamente a colpi di lupara, l’evento fu reintrodotto a furor di popolo.
Il povero e gelido Belice, che continuava a scorrere solitario, fu dimenticato in fretta, in quel ritrovato paese dei balocchi.
Erano i primi mesi del ’68; di lì a poco sarebbe esploso in Francia il più grande movimento di contestazione giovanile del secolo che avrebbe infiammato l’ Europa e l’intero mondo occidentale,
scuotendo dalle fondamenta la società e portando una ventata di freschezza, originalità, voglia di innovare.
Ritornando nei luoghi della memoria, gli unici ricordi che mi ritornano in mente, come dei flash-back, sono alcune scene dei Basilischi, che si confondono con quelle di un paesaggio stravolto che
non so riconoscere più come mio.
fonte: SiciliaInformazioni.com