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Politica siciliana. Professione questuante...

di Osservatorio-Sicilia.it 19.01.10

foto: Poggioreale.com

Ancora una volta la politica siciliana ha dimostrato di essere incapace di pensare ed agire senza l’assistenza di Roma capitale.

I sindaci della Valle del Belice con le loro fasce tricolori (simbolo di sudditanza), che portano un cero in processione per le vie di Roma capitale, per elemosinare fondi ufficialmente per completare (mai verbo è stato utilizzato così in appropriatamente) la ricostruzione mai iniziata seriamente, ma in realtà ancora una volta per coprire l’incapacità della casta politica siciliana che vive come nel primo ottocento.   

Non si sono vergognati i sindaci per aver mostrato il lato peggiore della Sicilia, fatto di assistenza e clientelismo.

Non si sono vergognati i sindaci dei comuni del Belice che hanno partecipato all’indecoroso pellegrinaggio romano a spese ovviamente della collettività che hanno la pretesa di rappresentare.

Ancora una volta per nascondere proprie incapacità si addossa la colpa allo stato che non dà soldi e facendo, inopportunamente, paragoni con il popolo friulano che ha visto devastato tutto il territorio dal terremoto del 1976 ed ha saputo ricostruire.

Compatto, in silenzio e senza furberie. Il popolo friulano e i suoi amministratori si sono messi al lavoro, i primi per ricostruire le proprie case, i secondi, con intelligenza e senso del dovere, a ricostruire la macchina amministrativa ed economica senza cercare, come è stato fatto in Sicilia (e si continua a fare) di creare feudi attraverso regalie a vassalli e cortigiani.

I friulani non hanno “cementato” i loro paesi come vergognosamente è stato fatto a Gibellina con quello che vergognosamente si definisce “opera d’arte”, ovvero, il Gretto di Burri.

I friulani non hanno costruito indecenti città come la nuova Gibellina e costruito cattedrali nel deserto.

I friluani per ricostruire i loro paesi ci hanno messo il cuore, ci hanno messo l’anima, hanno dimostrato di essere un popolo forte, fiero ed orgoglioso.

I siciliani, invece, furbi e beffardi, vivono della loro presunta compiutezza, accetta le alterne fortune della vita e si accontentano di qualche elemosina, e si aggrappano sempre al capo feudale, leggasi politico,  che manifesta senza soverchio pudore, potere ed arroganza, sperando così di poter nascondere la propria villania, incapacità e grettezza.   

I sindaci del Belice in pellegrinaggio a Roma, sono la rappresentazione vergognosa di una parte della Sicilia che non vuole cambiare.

Ed è guardando a questi sindaci questuanti che i siciliani dovrebbero avere il coraggio di cambiare scegliendo il loro amministratori non secondo il classico sistema delle regalie e dell’assistenzialismo, ma con attenzione.

Scegliendo cioè, quegli uomini e donne che non promettono nulla se non di lavorare per il bene sociale del popolo che intende governare.

E ora che i siciliani diventino adulti e “legislatori del proprio destino”.

mandi mandi

fonte: Osservatorio-Sicilia.it

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