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A livello monumentale sono da visitare: il Palazzo del Principe, la pregevole Chiesa Madre S. Antonio, costruita nel 1862, in stile neoclassico con tre navate. Affrescata con pitture nel 1954 e recentemente restaurata dopo i danni ricevuti dal terremoto del 1968.
Il Palazzo del principe, restaurato, è oggi adibito a sede di manifestazioni ed eventi, biblioteca, aula consiliare ed enoteca comunale.
Sulla collina sovrastante il paese sorge un santuario dedicato alla Madonna dei Peccatori. Situato a circa 500 metri sul livello del mare, offre la vista dall'alto del paese e dei suoi territori adiacenti.
A circa 4 chilometri dal centro nuovo si trova il ponte Calatrasi, capolavoro arabo normanno del 1162, la rocca di Maranfusa e il castello di Kalatrasi.
Il vasto territorio di Camporeale, con le grotte nascoste tra le colline dell'alto belice corleonese, le tipiche
fontanelle tra le campagne e piccoli boschetti risulta essere anche un posto ideale per gli appassionati di trekking ed orientamento.

Tappe obbligatorie a Camporeale, oltre a quelle già viste a livello monumentale, sono le varie aziende vitivinicole che offrono ai visitatori esperienze a dir poco emozionanti.
In questo piccolo centro, dove la principale fonte di economia è stata da sempre l’agricoltura, si sono già affermate in campo enologico circa 10 aziende. VEDI QUI
La maggior parte di queste inoltre offre la possibilità di passare bellissime giornate organizzate con visita in azienda, degustazione guidate dei vini, pranzi con prodotti tipici e alloggio.
E’ possibile contattare le aziende per poter osservare da vicino le varie fasi per la produzioni di vini di alta qualità.
E non temete se non riuscite a degustare tutti i vini delle varie aziende perché, nel bel mezzo del centro storico, all’interno del Palazzo del Principe, è stata inaugurata da poco l’ENOTECA COMUNALE dove sono presenti tutti i vini camporealesi con tanta voglia di mostrarsi.

È molto probabile che sulla collina che fronteggia l’abitato, detta “la
Montagnola”, sia sorta Makella, la città distrutta dai Romani nel 260 a.C. di cui ci restano le contraddittorie testimonianze documentali di grandi scrittori come Tito Livio, Polibio e Diodoro
Siculo: non è chiaro, infatti, se i tre storici si riferissero a questa Montagnola oppure alla collina che sorge nei pressi di Marineo.
Makella è la città cui si riferisce l’iscrizione “Macelamque oppidum pugnando cepet” (“e conquistò combattendo la fortezza di Macella”) che, su una delle antiche colonne a Roma, riporta l’elenco
delle imprese di Caio Duilio, console romano che con Gneo Pompeo distrusse Segesta nel 260 a.C.